Non si può scalfarizzare Napolitano
La scelta di Walter Veltroni, che ha convocato una manifestazione per “difendere la Costituzione” raccogliendo attorno a Oscar Luigi Scalfaro gli aderenti al suo partito, rischia di trasformarsi in un boomerang.

Vale la pena di ricordare le parole di Napolitano nel discorso di auguri di fine anno, quando, per esempio, disse che si possono superare gli effetti della crisi, se “non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema” invitando a intervenire “guardando innanzitutto all’assetto delle nostre istituzioni, al modo di essere della pubblica amministrazione, al modo di operare dell’amministrazione della giustizia”. La distanza tra questa traccia dall’atteggiamento di chiusura settaria di Scalfaro non ha bisogno di essere dimostrata.
Il patrimonio di stima accumulato da Napolitano anche tra i sostenitori delle forze politiche che non lo hanno votato è per lui, e per l’Italia, un bene prezioso, che dovrebbe essere salvaguardato anche dopo le tensioni create dalla sua scelta discussa e discutibile sul decreto che avrebbe salvato la vita di Eluana. L’iniziativa del Pd va nella direzione opposta, tende ad “arruolare” il Quirinale in un fronte del rifiuto delle riforme e della sudditanza al giustizialismo che fu la cifra del settennato scalfariano. E’ un’operazione dannosa per l’equilibrio istituzionale, basata sull’enfatizzazione propagandistica del solito antiberlusconismo di maniera, e probabilmente controproducente anche per chi l’ha messa in campo, anzi in piazza.